Al Teatro San Ferdinando dal 20 al 24 marzo
l’imperdibile capolavoro di Annibale Ruccello
Ferdinando con la regia di Arturo Cirillo
“Un crudele cerimoniale mascherato da dramma borghese”

In occasione del debutto a Napoli dello spettacolo
martedì 19 marzo alle 18.00 da LIBRI&CAFFÈ al Mercadante
incontro con Arturo Cirillo condotto da Stefano De Stefano

E’ tra gli appuntamenti più attesi della Stagione in corso il Ferdinando di Annibale Ruccello con la regia di Arturo Cirillo che lo Stabile propone al pubblico dal 20 al 24 marzo al Teatro San Ferdinando di Piazza Eduardo De Filippo. Interpreti dello spettacolo sono Sabrina Scuccimarra, nel ruolo di Donna Clotilde, Monica Piseddu, nel ruolo di Donna Gesualda, Arturo Cirillo, nel ruolo di Don Catello, Nino Bruno, nel ruolo di Ferdinando. Prodotto da Fondazione Salerno Contemporanea – Teatro Stabile d’Innovazione in collaborazione con Benevento Città Spettacolo, l’allestimento si avvale delle scene di Dario Gessati, dei costumi di Gianluca Falaschi, delle luci di Badar Farok. Le musiche sono di Francesco De Melis.
Considerato uno dei più importanti testi del teatro italiano degli ultimi trenta anni e il capolavoro del drammaturgo di Castellammare di Stabia scomparso nel 1986, Ferdinando, scritto nel 1985, è il terzo “incontro” del regista-attore Arturo Cirillo con l’autore dopo L’ereditiera nel 2003 e Le cinque rose di Jennifer nel 2006, spettacoli vincitori, rispettivamente, del Premio Ubu Migliore regia e del Premio Ubu Migliore attore non protagonista. 
Siamo nell’estate del 1870. Il Regno delle Due Sicilie è caduto e la borbonica baronessa Donna Clotilde, a disprezzo del re sabaudo e dell’Italia nata dalla recente unificazione, si è ritirata nella sua villa di campagna, sotto il Vesuvio. Qui, nel suo letto di malata, vive assistita da Donna Gesualda, una cugina povera inacidita dal nubilato e amante del parroco di casa, il corrotto Don Catellino. A sconvolgere l’equilibrio domestico e mettere a soqquadro il clima soffocante imposto dalle condizioni della baronessa, sarà Ferdinando, bellissimo fanciullo, orfano presunto di un ramo parallelo della casata. L’angelica figura spingerà tutti, a cominciare dall’anziana zia Clotilde, in un gioco al massacro devastante, vittime-carnefici prede di “un inconsolabile bisogno d’amore”.
“Il testo – dichiara Arturo Cirillo – mi è sempre apparso molto diverso da tutti gli altri di Annibale Ruccello: un testo più realistico, storico, dramma con una struttura classica. Ma rileggendolo qualche tempo fa ho avuto una visione, mi si è concretizzato un mio possibile “tradimento”: Ferdinando mi è apparso come un grande travestimento, un cerimoniale, fratello dei testi di Jean Genet, penso soprattutto a Le serve e a Il balcone. Un testo terribile per come rappresenta la depravazione, un atto cannibalico non meno estremo di Anna Cappelli dell’autore, anche se non portato fino in fondo. Un rapporto col religioso pieno di cocenti contraddizioni e rappresentato con cruda violenza, ma sempre con quell’amore struggente che mi pare abbia Annibale verso le ossessioni della sua vita, lo stesso difficile rapporto che poteva avere Umberto Saba quando intitolava un suo libro Atroce paese che amo. Il desiderio per un inafferrabile adolescente, nato da un inconsolabile bisogno d’amore, matura nella mente di personaggi disperati, prigionieri della propria solitudine, esacerbati dall’abitudine. Allora tutto l’aspetto storico mi è apparso una finzione, un teatro della crudeltà mascherato da dramma borghese, in cui anche la lingua, il fantomatico napoletano in cui si sostanzia Donna Clotilde, è esso stesso lingua di scena, lingua di rappresentazione, non meno del tanto “schifato” italiano. Insomma mi pare che con Ferdinando, ancora una volta e ancora di più, Ruccello faccia fuori i generi, sessuali e spettacolari, per mettere in scena l’ambiguo e il sortilegio”.

L’ufficio stampa, Sergio Marra

Orario spettacoli 20, 21, 22 e 23 marzo ore 21.00 | 24 marzo ore 18.00
Info tel. 081.5524214 | www. www.teatrostabilenapoli.it