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CAINI

drammaturgia e regia Mario De Masi

RIDOTTO DEL MERCADANTE 15 Dicembre 2021   19 Dicembre 2021
Ridotto del Mercadante, 1 Gennaio ore 21.00 e
Ridotto del Mercadante, 1 Gennaio ore 21.00 e
Ridotto del Mercadante, 1 Gennaio ore 17.00 e
Ridotto del Mercadante, 1 Gennaio ore 17.00 e
Ridotto del Mercadante, 1 Gennaio ore 21.00 e
15/12/2021 ore 21.00
16/12/2021 ore 21.00
17/12/2021 ore 17.00
18/12/2021 ore 17.00
19/12/2021 ore 21.00

CAINI
drammaturgia e regia Mario De Masi
con Alice Conti, Alessandro Gioia, Giulia Pica, Fiorenzo Madonna, Antonio Stoccuto
elementi di scena Marino Amodio
disegno luci Desideria Angeloni
disegno sonoro Alessandro Francese
direttore di scena Enzo Palmieri
assistente alla regia Serena Lauro
un progetto della compagnia I Pesci
foto Marco Ghidelli

produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale
in collaborazione con Asilo – ex Asilo Filangieri di Napoli

PROGETTO VINCITORE
DELLA PRIMA EDIZIONE DEL PREMIO LEO DE BERARDINIS PER ARTISTI E COMPAGNIE CAMPANE UNDER 35

Caini è il terzo capitolo di una trilogia dedicata alla famiglia, un nucleo chiuso ed esclusivo, fondato non solo sull’irrevocabilità del legame di sangue, ma anche intorno a un patto. Tutto ciò che è estraneo viene considerato ostile, portatore di una diversità che se non si omologa non viene riconosciuta e, che di conseguenza, va eliminata. L’ingresso di una figura esterna ha una portata rivoluzionaria per le abitudini del gruppo familiare. Il discorso dell’artista sulla verità e il suo modo di essere – candido, puro, trasparente – aprono una breccia nell’identità monolitica dei Caini e fanno emergere dubbi, fragilità che rischiano di mettere in discussione la stessa presunta indissolubilità del loro patto di sangue. A questo punto lo scontro tra prospettive e modi di stare al mondo diviene inevitabile e riconferma le rispettive identità, rimarcandole e irrigidendole. Messi di fronte allo specchio e viste smascherate, per puro caso, le dinamiche dell›assassinio del padre, da loro stessi compiuto anni prima, essi rivivono il lato macabro dell’atto fondativo della loro comunità. La mimesi del loro segreto è la goccia che fa traboccare il vaso, che accende la miccia della violenza sacrificale, atto espiatorio che ristabilisce l’ordine del patto familiare. L’arte assolve qui al suo compito: smuove le coscienze, illumina le convenzioni che crediamo verità assolute. Problematizza il nostro posto nel mondo, ci sposta, ci commuove. Tale ricerca contrappone la solitudine assoluta dell’artista all’omertà dei gruppi familiari e sociali che funzionano e si stringono intorno alla menzogna del linguaggio. Per dirla con Nietzsche questi ultimi funzionano nella misura in cui ‘mentono bene’, i suoi membri sono in grado di gestire le loro interazioni attraverso un codice, una convenzione, una serie ordinata di menzogne.