In questo numero

INDICE

aprile 2022 | anno due numero uno
 
Editoriale Roberto D’Avascio

p.3

DENTRO E FUORI LA SCENA
La stanza della memoria Vittorio Lingiardi

p.7

Brevi interviste con uomini schifosi, ovvero una mascolinità tossica Daniel Veronese

p.11

Padri e figli: due lingue diverse? Fausto Malcovati

p.15

Padri e figli: un romanzo esistenziale Fausto Russo Alesi

p.21

Villino bifamiliare: la pubblicazione e la messa in scena Arturo Cirillo

p.25

Corpo, maschera, epidemia. Tre variazioni sulla viralità Marino Niola

p.29

ZOOM
Fragilità e teatro: corpo, scena, vita
Contributi di Davide Iodice, Virgilio Sieni, Sista Bramini, Enzo Moscato, Simone Derai, Silvia Calderoni, Marina Rippa, Davide Livermore, Liv Ferracchiati, Monica Nappo, Maria Giovanna Mancini, Maria Grazia Calandrone

p.35

In-FORMAZIONE
La Scuola di Recitazione del Teatro di Napoli
Attore e maschera di Kuniaki Ida

p.90

EMERGENZE
Per aspera ad astra…semper! di Annamaria Sapienza

p.94

TRACCE
Chianto ‘e risate e risate ‘e chianto, ossia del teatro di Luca Scarlini

p.96

Pinter tra scena e poteredi Roberto D’Avascio

p.98

La rinascita del teatro

In quest’anno di rinunce, di chiusure forzate e di cultura a distanza, il Teatro di Napoli ha deciso di lanciare un nuovo progetto editoriale, dal nome «Perseo. La sfida del teatro», che ci consenta, nell’immediato, di stare vicino ai nostri spettatori, orfani della messa in scena in presenza, ma che possa costituire, in prospettiva, un luogo di conoscenza e dibattito sui topoi del teatro. Ne è nata una rivista semestrale che ci accompagnerà in questi mesi di graduale ritorno alla normalità, con riflessioni e confronti sul teatro, le arti, la cultura, ma anche e soprattutto su Napoli, la nostra città, la «città mondo», come mi piace definirla. E come l’eroe mitologico greco sfida la Medusa, la sfida culturale che ci attende tutti è ri-nascere col teatro, e grazie a esso, in una società che – non sappiamo come – ma sarà profondamente diversa da quella che avremo lasciato.

Napoli, nelle sue molteplici contraddizioni, ha dimostrato una grande anima anche nella sofferenza della pandemia. Dal «caffè sospeso» alla «spesa solidale» ai tempi del Covid, il motto dei napoletani che ci piacciono è stato «chi può metta, chi non può prenda». Perché, come scriveva Camus nel 1947 ne La peste, e non c’è testo più attuale oggi, «L’epidemia è una faccenda di ciascuno e ciascuno deve compiere il proprio dovere».
Noi, in questo momento così particolare per tutti, come unico Teatro Nazionale del Mezzogiorno, vogliamo dare il nostro contributo, al Sud e dal Sud, al dibattito culturale, andando a toccare le corde più profonde di una comunità che è stata messa a dura prova da rinunce e privazioni. Una comunità allargata, alla nostra città, al Mezzogiorno, al nostro Paese, all’Europa, al mondo, universale mai come di questi tempi.
In attesa di tornare tutti insieme nel foyer del teatro della città, nella sala settecentesca e in quella che fu di Eduardo, che accoglie le produzioni e gli spettacoli selezionati per voi con passione e cura dal direttore Andò, coltiviamo il dialogo sulle sfide del teatro. Un filo ininterrotto con voi spettatori, che spero ci porti presto a condividere insieme la magia dell’apertura del sipario, quel momento perfetto in cui dal buio si accendono le luci. E ai promotori della rivista, in particolare ai due “Roberti”, Andò e D’Avascio, va il nostro ringraziamento. Con questa rivista lavoriamo per coltivare ricordi vividi della bellezza della rappresentazione scenica e per far germogliare la speranza del ritorno alla condivisione, alla comunanza, dell’arte e della cultura. Cultura che al Sud significa riscatto sociale e legalità. A maggior ragione a Napoli, in questa città che supera ogni emergenza e ne esce con rinnovata fierezza. E per la quale il teatro è il palcoscenico del vivere quotidiano.

Filippo Patroni Griffi – Presidente del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale

Napoli, nelle sue molteplici contraddizioni, ha dimostrato una grande anima anche nella sofferenza della pandemia. Dal «caffè sospeso» alla «spesa solidale» ai tempi del Covid, il motto dei napoletani che ci piacciono è stato «chi può metta, chi non può prenda». Perché, come scriveva Camus nel 1947 ne La peste, e non c’è testo più attuale oggi, «L’epidemia è una faccenda di ciascuno e ciascuno deve compiere il proprio dovere».
Noi, in questo momento così particolare per tutti, come unico Teatro Nazionale del Mezzogiorno, vogliamo dare il nostro contributo, al Sud e dal Sud, al dibattito culturale, andando a toccare le corde più profonde di una comunità che è stata messa a dura prova da rinunce e privazioni. Una comunità allargata, alla nostra città, al Mezzogiorno, al nostro Paese, all’Europa, al mondo, universale mai come di questi tempi.
In attesa di tornare tutti insieme nel foyer del teatro della città, nella sala settecentesca e in quella che fu di Eduardo, che accoglie le produzioni e gli spettacoli selezionati per voi con passione e cura dal direttore Andò, coltiviamo il dialogo sulle sfide del teatro. Un filo ininterrotto con voi spettatori, che spero ci porti presto a condividere insieme la magia dell’apertura del sipario, quel momento perfetto in cui dal buio si accendono le luci. E ai promotori della rivista, in particolare ai due “Roberti”, Andò e D’Avascio, va il nostro ringraziamento. Con questa rivista lavoriamo per coltivare ricordi vividi della bellezza della rappresentazione scenica e per far germogliare la speranza del ritorno alla condivisione, alla comunanza, dell’arte e della cultura. Cultura che al Sud significa riscatto sociale e legalità. A maggior ragione a Napoli, in questa città che supera ogni emergenza e ne esce con rinnovata fierezza. E per la quale il teatro è il palcoscenico del vivere quotidiano.

Filippo Patroni Griffi – Presidente del Teatro di Napoli – Teatro Nazionale