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OCCHI GETTATI

testo, ideazione scenica e regia Enzo Moscato

TEATRO SAN FERDINANDO 26 Ottobre 2021   31 Ottobre 2021
Teatro San Ferdinando, 1 Gennaio ore 21.00 e
Teatro San Ferdinando, 1 Gennaio ore 17.00 e
Teatro San Ferdinando, 1 Gennaio ore 17.00 e
Teatro San Ferdinando, 1 Gennaio ore 21.00 e
Teatro San Ferdinando, 1 Gennaio ore 19.00 e
Teatro San Ferdinando, 1 Gennaio ore 18.00 e

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26/10/2021 ore 21.00
27/10/2021 ore 17.00
28/10/2021 ore 17.00
29/10/2021 ore 21.00
30/10/2021 ore 19.00
31/10/2021 ore 18.00

OCCHI GETTATI
Un dé-coupage, 34 anni dopo
testo, ideazione scenica e regia Enzo Moscato

con Benedetto Casillo, Giuseppe Affinito, Salvatore Chiantone, Tonia Filomena, Amelia Longobardi, Anita Mosca, Emilio Massa, Enzo Moscato, Antonio Polito
scena e costumi Tata Barbalato
selezione musicale Dimomos
produzione Teatro di Napoli – Teatro Nazionale,
Compagnia Teatrale Enzo Moscato / Casa del Contemporaneo

Durata: 1h e 15 (atto unico)

Locandina

Il mondo che racconta Enzo Moscato è quello della capitale del Sud, di quella Napoli straziata e straziante, disperata e disperante, nella liricità, nella trasgressione, nella violenza. E nella nostalgia. “Città, come si dice, del calore, dell’invettiva indolente, della fine dicitura e, perciò stesso spazio dell’azzeramento di tutte queste cose: di ogni truce buon senso, come di ogni stantio luogo comune”.

“Occhi gettati l’ho scritto e messo in scena oramai più di 30 anni fa – ricorda Enzo Moscato.
A distanza di tanto tempo, se dovessi definire, ancora oggi, cos’era – cos’è – e cosa voleva significare, per me e per il teatro, non saprei dire. Certo è che quando lo scrissi, venivo già da sei/sette anni di scrittura teatrale, diciamo così, canonica, ortodossa, e che avevo già vinto uno dei premi – forse il premio più importante in Italia – di drammaturgia; avrei potuto, dunque, riposare sugli allori e invece mi sentii in obbligo di rimettere tutto in discussione, per quel che mi riguardava. Di ricominciare daccapo, e, se possibile, con un altro e più radicale linguaggio scenico che era, per me, quello della poesia pura. Scrissi allora questa sorta di soliloquio infinito in versi, che è Occhi gettati: che potremmo definire, in breve, una sorta di picassiana Guernica, una sorta di grande incendio, di grande rogo, di grande olocausto, del discorso tradizionale sul teatro, e su Napoli, e su me, poiché noi tre siamo profondamente la stessa cosa. Nel bene e nel male, siamo la stessa. Di che parla quest’odierno Occhi gettati. Un dé-coupage, 34 anni dopo? Di tutto e di niente. Dei miei fantasmi, reali o immaginari. Del balletto di questi fantasmi, che è il balletto quaresimale e carnevalesco di me stesso e della città di cui sono carne e sangue”.